martes, 10 de septiembre de 2013

RIFLESSIONE SULLA MESTRUAZIONE

Clara Restrepo
RIFLESSIONE SULLA MESTRUAZIONE
IMPARARE AD AMARE IL PROPRIO CICLO MESTRUALE. Per Valeria Da Natale
 
Il seguente articolo l´abbiamo presso dal blog: Soft Revolution:
Piú in lá che possiamo essere d´accordo o non con i diversi punti di vista, ci sembra interesante il fatto che si possa parlare apertamente senza vergogna della mestruazione in un blog che e frequentato da ragazze giovanne.
-          “Valeria, che scrivi?”
-          “Un articolo sul vivere le mestruazioni in positivo, sono davvero contenta!”
-          “Beh, ora stai davvero esagerando. Ma ti pare il caso? Non hai altro da scrivere?”
Il dialogo è realmente accaduto, e accade sempre che, nel momento in cui parlo di mestruazioni con contentezza, i miei interlocutori rispondano con diffidenza e scetticismo, per poi liquidarmi con fastidio. Ricordo, invece, che quando, come tutte le altre, mi lamentavo delle mestruazioni, si andava avanti a parlarne a lungo e nei dettagli, e a nessuna veniva in mente di considerarmi una pazza esaltata. Allora mi sono chiesta: come mai è più interessante ed accettabile parlare delle mestruazioni come castigo divino e non interessa a nessuno, anzi infastidisce, chi le vive con gioia?
Una risposta soddisfacente a questo quesito non l’ho trovata, tuttavia, nella mia ricerca, ho incontrato molte donne e molti vissuti del tutto inaspettati, e allora ho capito che, prima di tutto, c’è bisogno di cambiare prospettiva in relazione alla narrazione del ciclo mestruale. Tutte noi, davanti ad un classico spot per assorbenti, troviamo ridicola la rappresentazione mainstream di “quei giorni”: perché allora non sostituirla con qualcos’altro? Magari a cominciare dal nome: abbiamo davvero bisogno di chiamarle “le mie cosine” o di ricorrere a perifrasi del tipo “è venuto il marchese”, “sono arrivati gli ospiti” o, la peggiore che io abbia mai sentito in vita mia, “è arrivato Giacomino”? La parola MESTRUAZIONI fa così paura e schifo?
Il mio percorso è iniziato quando ho scoperto la coppetta mestruale. Quando ho abbandonato gli usa e getta per la coppetta non avevo idea che un gesto in apparenza così semplice avrebbe cambiato il mio modo di vedere le mestruazioni. Ho scoperto che la maggior parte delle donne e delle ragazze che usano coppetta e assorbenti lavabili (e sono tanto diverse tra loro: casalinghe, studentesse, con figli o senza, lavoratrici part time o full time) vivono il loro ciclo mestruale (con il termine “ciclo” in realtà si intende tutto il mese, e non solo i 4-5 giorni in cui sanguiniamo) con entusiasmo e serenità. Molte di loro, ed ora anche io, utilizzano il metodo della temperatura basale* sia come contraccettivo** sia semplicemente per monitorare giorno per giorno il proprio ciclo, perché, ho scoperto, uno degli indicatori più accurati e semplici da controllare della salute di una donna è proprio l’andamento del ciclo mestruale.
Se qualcosa nella nostra salute psicofisica non va, potete essere certe che si rifletterà sulle mestruazioni, e osservando e confrontandosi con le altre donne si imparano moltissime cose: dall’alimentazione migliore per non essere gonfie, irritabili e doloranti, a tutti i rimedi che possono aiutare a regolarizzare il ciclo senza dover per forza assumere farmaci. Si impara anche, ad esempio, che il concetto di ciclo regolare è molto più ampio di quello che pensiamo… e che il ciclo di 28 giorni spaccati è solo una media statistica: si è regolari se si ha un ciclo tra i 24 e i 35 giorni circa.
Mi sono avvicinata a questo che era un mondo per me radicalmente nuovo con curiosità e, certamente, una dose di scetticismo; rimasi conquistata dall’affermazione di una ragazza: “adoro le mie mestruazioni, perché quando arrivano posso rallentare i miei ritmi, riflettere sul mese trascorso, e lasciar andare ciò che non mi serve, ciò che mi ha causato dolore, per poi ricominciare, leggera, un nuovo ciclo”.
Naturalmente, non tutti gli approcci sono validi per tutte, e ciascuna si sofferma sugli aspetti che maggiormente risuonano in sintonia col proprio carattere. Così, ci sono quelle convintamente ecologiste che sono felici di usare solo coppette e lavabili e di riutilizzare, magari, anche il sangue, diluendolo in acqua e annaffiandoci le piante di casa; quelle che si fanno prendere dal lato estetico e modaiolo delle coppette e dei lavabili trattandoli come se fossero vestiti: quante volte ho sentito dire “non vedo l’ora che mi vengano le mestruazioni così posso usare la mia adorata coppetta verde prato/i miei lavabili con quei gufetti viola così carini!”.
Ci sono quelle che preferiscono un approccio scientifico, usano il sintotermico e sanno sempre con precisione quando avviene l’ovulazione e quando verranno le mestruazioni, così possono pianificare la loro vita quotidiana e sessuale di conseguenza; ci sono quelle, invece, più attratte dal lato spirituale del ciclo mestruale, che desiderano vivere in sintonia con le forze della natura e guardano alle connessioni con le fasi lunari. Breve aneddoto: tradizionalmente, si associa il momento dell’ovulazione alla luna piena e il momento della mestruazione alla luna nuova; le donne, invece, a cui capita il contrario erano considerate, nel medioevo, alla pari delle streghe, perché ovulare nel buio della luna nuova veniva considerato atto egoistico e del tutto slegato dai fini procreativi!
Ci sono, infine, quelle che conoscono un rimedio erboristico efficace, ve lo garantisco, per quasi ogni disturbo del ciclo, in particolare quelli che, di solito, molti ginecologi “curano” con la pillola. Scelte contraccettive a parte, che sono e devono restare personali, io mi sono resa conto che questo farmaco viene prescritto spesso con leggerezza e viene proposto come curativo quando in realtà non lo è. La pillola ferma temporaneamente tutto l’apparato riproduttivo femminile, lo mette in stand-by, perciò chiaramente ogni disturbo ad esso collegato si mette a sua volta in pausa, ma prima o poi si smetterà di assumere la pillola e i disturbi torneranno, in certi casi anche peggiorati. Esistono, invece, integratori di vario tipo e abitudini alimentari che aiutano a risolvere per davvero molti dei problemi, come i dolori premestruali o certi casi di ovaio micropolicistico, e sarebbe bene che tutte lo sappiano prima di doversi rassegnare a prendere la pillola per un periodo di tempo indefinito.
C’è così tanto da scoprire, una volta che si decide di dare una chance alle proprie mestruazioni, che sarebbe un peccato non provarci: lo scopo, comunque, non è di certo sostituire un dogma con un altro. Come donne, subiamo già svariate pressioni sociali e l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è sentirci in dovere di apprezzare le nostre mestruazioni!
Comunque si decida di vivere il proprio ciclo mestruale, odiandolo o amandolo, va benissimo, purché si tratti di una libera e consapevole scelta, purché si sappia che esistono tantissime alternative.
* Mi riferisco in particolare al metodo sintotermico secondo Roetzer. Detta in breve, poiché dopo l’ovulazione, per via dell’azione del progesterone, la temperatura basale di una donna si alza, misurando ogni giorno al mattino la propria temperatura e osservando il fluido cervicale, che subisce a sua volta mutamenti consistenti nei giorni prima dell’ovulazione, una donna può sapere con precisione quali sono i suoi giorni fertili e i suoi giorni sterili. In più, poiché il periodo che va dall’ovulazione alla mestruazione è fisso per ogni donna, una volta individuata l’ovulazione si può predire con certezza la data della mestruazione. Il metodo è stato certificato (dall’Università di Heidelberg) efficace allo stesso livello della pillola e viene usato con successo da moltissime donne. (J. Roetzer, La Regolazione Naturale della Fertilità, terza edizione italiana a cura di S. Girotto e G. Stevanella, 2008, edizioni libreria Cortina Verona). Merita di essere consultato, per l’esaustività e la precisone dei temi trattati nonché per il tono colloquiale e autoironico: T. Weschler, Taking Charge of your Fertility, 2006, Harper-Collins Publishers. Per finire, consiglio vivamente anche: A. Pope, Mestruazioni, Terranuova Editrice.
** Questa è un’opinione dell’autrice. La redazione di Soft Revolution si dissocia: il metodo della misurazione della temperatura basale NON è un metodo contraccettivo sicuro. Informatevi sulle tante alternative possibili.
Altri articoli sulle mestruazioni dal nostro magico archivio:
From an opening between our legs. Il ciclo mestruale in alcuni curiosi filmati educativi de Il Cinema di Betty
Happy and Bleeding. Una lista di rimedi più o meno legali e fattibili per affrontare i dolori mestruali di Margherita Ferrari

REFLEXIONES EN TORNO A LA MENSTRUACION

(Immagine: Rorschach Cycle di Sarah Anne Ward)

REFLEXIONES EN TORNO A LA MENSTRUACION
APRENDER A AMAR EL CICLO MENSTRUAL PROPIO. Por Valeria de Natale

Enviado por Clara Restrepo
El siguiente artículo está extractado del Blog: Soft Revolution http://www.softrevolutionzine.org/2013/imparare-ad-amare-il-proprio-ciclo-mestruale/
Más allá de que podamos estar de acuerdo o no con los diferentes puntos de vista, nos parece interesante el hecho de que se hable de la menstruación sin tabues y sin vergüenza, y que aparezca en un blog en el cual es visitado por muchas jovencitas.
-          Valeria, ¿qué escribes?
-          Un artículo sobre cómo vivir las menstruaciones en positivo. Estoy contenta.
-          Beh, de verdad que estás exagerando. ¿Te parece? ¿No tienes otra cosa sobre que escribir?
El diálogo sucedió de verdad, y sucede siempre; en el momento en que hablo de menstruaciones con alegría, mis interlocutores responden con desconfianza y escepticismo, para luego liquidarme con fastidio. Recuerdo que al contrario, cuando como todas las demás, me lamentaba de las menstruaciones, se continuaba a hablar por largo tiempo y detalles, y a ninguna se le ocurría considerarme una loca. Ahora me pregunto: ¿Cómo es posible que es más interesante y aceptable hablar de la menstruación como castigo divino, mientras que a nadie le interesa y causa desagrado el que se viva con disfrute?
Una respuesta que satisface esta pregunta no la he encontrado todavía, en mis investigaciones he encontrado muchas mujeres y muchas vivencias inesperadas, y ahora entiendo que primero que todo se necesita cambiar de perspectiva en relación al ciclo menstrual. Todas nosotras cuando vemos un comercial publicitario de compresas encontramos ridícula la denominación de “esos días”. ¿Por qué no sustituir esas palabras por otras? A lo mejor comenzar por llamarla por su nombre, ¿de verdad que tenemos que llamarle “mis cosiilas”, o de frases como “ha llegado el marqués”, “Han llegado los invitados”, o la peor que haya sentido en toda mi vida, “Ha llegado Giacomino”? ¿La palabra MENSTRUACIÓN da tanto miedo y asco?
Mi recorrido ha iniciado cuando he descubierto la copa menstrual, cuando dejé de usar las desechables por la copa menstrual. Tenía la idea que un gesto así de simple en apariencia cambió mi modo de ver las menstruaciones. He descubierto que la mayor parte de jóvenes y mujeres que usan la copa y compresas lavables -y son diferentes tipos de mujeres, desde amas de casa, estudiantes, con hijos o sin hijos, trabajadoras de tiempo completo o medio tiempo- viven su ciclo menstrual -entendiendo como ciclo todo el mes, no solo los 4 o 5 días en que se sangra- con entusiasmo y serenidad. Muchas de ellas, y ahora también yo, utilizan el método de la temperatura basal* sea como anticonceptivo**o sea simplemente para monitorear día a día el propio ciclo, porque he descubierto uno de los indicadores más precisos y simples de controlar la salud de una mujer es propio el ciclo menstrual. Si alguna cosa no va bien en nuestra salud psico física, podéis estar seguras que se reflejará en las menstruaciones, observando y comentando con otras mujeres se aprenden muchas cosas: desde la alimentación para no sentirse hinchadas, irritables o doloridas, a todos los remedios que pueden ayudar a regular los ciclos sin necesidad de tomar fármacos. Se aprende también por ejemplo, que el concepto de ciclo regular es mucho más amplio de lo que pensamos… y que el ciclo de 28 días es solo una media estadística, si se es regular se tiene un ciclo entre 24 a 35 días aproximadamente.
Me he acercado a este mundo que era un mundo para mi nuevo, con curiosidad y ciertamente con una dosis de escepticismo, pero me conquistó la respuesta de la afirmación de una joven que decía: “Adoro mis menstruaciones, porque cuando llegan puedo enlentecer mis ritmos, reflexionar sobre el mes que ha trascurrido, y dejar pasar eso que no me sirve, lo que me ha causado dolor, y de nuevo recomenzar, ligera, un nuevo ciclo”.
Naturalmente no todas las aproximaciones son válidas para todas, y cada una se fija en los aspectos que van más en sintonía con su propio carácter. Así hay unas que son ecologistas convencidas que están felices de usar las copas lavables y de reutilizar la sangre diluyéndola en agua para regar las plantas de casa. Hay otras que se dejan llevar por el lado estético de las copas y de las compresas lavables utilizándolas como si fueran vestidos: Cuantas veces he oído decir “no veo la hora que me llegue la menstruación y así puedo usar mi copa verde o mis compresas lavables violetas”…
Hay otras que prefieren una visión científica y usan el sintotérmico y saben con precisión cuando será la ovulación y cuándo llegará la menstruación, y así pueden programar en consecuencia su vida cotidiana y sexual. También las hay que se dejan atraer más por la visión espiritual del ciclo menstrual, y que desean vivir en sintonía con las fuerzas de la naturaleza y observando la conexión con las fases lunares. Como una breve anécdota, tradicionalmente se asocia el momento de la ovulación a la luna llena y el momento de la menstruación a la luna nueva, las mujeres a las que les sucedía al contrario, eran comparadas en el Medioevo con las brujas, porque ovular en la oscuridad de la luna nueva venía considerado un acto egoísta y desligado de los fines procreativos.
Las hay también que conocen remedios naturales eficaces, y os lo garantizan para cualquier disturbio del ciclo, en particular aquellos desórdenes que en general los ginecólogos “curan” con la píldora. También para opciones anticonceptivas que son y deben seguir siendo opciones personales, yo me he dado cuenta que la píldora viene prescrita a veces a la ligera y viene propuesta como curativo cuando en realidad no lo es. La píldora frena temporalmente todo el aparato reproductor femenino, lo pone en un stand by, por esto, todo desorden relacionado con el ciclo también entra en reposo, pero una vez se deje de tomar la píldora, de nuevo los desórdenes aparecerán una vez más y en algunos casos pueden empeorar.
Sin embargo existen suplementos de varias clases y habitudes alimentarias que ayudan a resolver de verdad muchos problemas, como los dolores premenstruales, o algunos casos de ovario poliquistico, y estaría bien que todas las mujeres lo supieran antes de tener que resignarse a tomar la píldora por un tiempo indefinido.
Hay tanto por descubrir una vez se da la oportunidad a la propia menstruación, que sería un pecado no intentarlo. El objetivo, sin embargo no sería sustituir un dogma por otro. Como mujeres ya tenemos suficiente presión social y la última cosa que necesitaríamos sería sentirnos en la obligación de observar nuestras menstruaciones.
Sin embargo, sea que se decida de vivir el propio ciclo menstrual odiándolo o amándolo, está bien, siempre y cuando se trate de una elección libre y a conciencia, sabiendo que existen muchas otras alternativas.
*Me estoy refiriendo en particular al método sintotérmico según Roetzer. Para abreviarlo, una vez después de la ovulación, por acción de la progesterona, la temperatura basal de una mujer se eleva. Midiendo la temperatura corporal al la mañana y observando el fluido vaginal, que sufre cambios en los días anteriores a la ovulación, una mujer puede saber con precisión cuáles son sus días fértiles y cuales son infértiles, porque el período que va desde la ovulación hasta la menstruación es fijo para cada mujer, una vez individuada la ovulación se puede prever con certeza la fecha de la menstruación. El método ha sido certificado por la Universidad de Heideberg, se considera eficaz al mismo nivel de la píldora y es usado con éxito por muchas mujeres. (J. Roetzer, La Regolazione Naturale della Fertilità, terza edizione italiana a cura di S. Girotto e G. Stevanella, 2008, edizioni libreria Cortina Verona).
Merece ser consultado por la precisión exhaustiva precisión de los términos tratados, así como por el tono coloquial y auto irónico: T. Weschler, Taking Charge of your Fertility, 2006, Harper-Collins Publishers. Per finire, consiglio vivamente anche: A. Pope, Mestruazioni, Terranuova Editrice.
** Esta es una opinión de la autora: la redacción de “Soft Revolution” se disocia: El método de la medición de la temperatura basal NO es un método anticonceptivo seguro. Informarse sobre otras alternativas posibles.
Otros artículos sobre la menstruación en nuestros archivos:
From an opening between our legs. Il ciclo mestruale in alcuni curiosi filmati educativi de Il Cinema di Betty
Happy and Bleeding. Una lista di rimedi più o meno legali e fattibili per affrontare i dolori mestruali di Margherita Ferrari

EL SIDA CON NOMBRE FEMENINO


Por Inspiración Femenina Tian
Nos ha llamado poderosamente la atención esta noticia, publicada en el diario español  “El Pais”, porque pantea cómo ¡por fin! se está viendo la necesidad de aplicar una perspectiva de género al tratamiento de la enfermedad del SIDA.
Desde Inspiración femenina, venimos diciendo desde hace tiempo, pero mucho más insistentemenete este año, que evidentemente las enfermedades no puedes ser tratadas de la misma manera en hombres que en mujeres, pues las causas que nos llevan a enfermar son diferentes, nuestras fisiologías son distintas y nuestras situaciones solciales tambien. Todo ello hay que tenerlo en cuenta a la hora de elaborar un tratamiento.
Nos alegramos de iniciativas como ésta, que pueden mejorar la salud de muchas mujeres.
Aqui os dejamos este interesante artículo para que podais adentraros bien en el tema.

El sida con nombre femenino

Hasta el año 1993 las mujeres con VIH estaban excluidas de los ensayos clínicos de los fármacos en desarrollo para tratar la infección. Los datos de toxicidad, eficacia y seguridad que se obtenían de los hombres entre los que se probaba el medicamento se extrapolaban directamente a las mujeres. Veinte años después, las cosas han cambiado.

Existe el convencimiento de que hombres y mujeres afectados por el virus necesitan cuidados diferenciados —aunque pueda ser, en ocasiones, cuestión de matices— por su distinta respuesta ante el VIH. Desde ayer, los profesionales sanitarios cuentan con un documento destinado a permitir un abordaje diferenciado de las mujeres infectadas por VIH. Sus autores son el Grupo de Estudios de Sida (Gesida) de la Sociedad Española de Enfermedades Infecciosas y Microbiología Clínica (Seimc) y la Secretaría del Plan Nacional sobre el Sida, entidad ligada al Ministerio de Sanidad. De acuerdo con sus impulsores, es el primer consenso científico de este tipo publicado en Europa.
Era “urgente” la elaboración de un documento como este para “brindar a la mujer una atención adecuada que evite sesgos de género y tome en consideración sus aspectos biológicos, psicológicos y sociales específicos” respecto a la infección, sostiene Juan Berenguer, presidente de Gesida.
a guía fija recomendaciones relacionadas, entre otros aspectos, con las mejores prácticas en el tratamiento con medicamentos antirretrovirales de mujeres con VIH. A medida que avanza el conocimiento en la infección y se centra el foco en las diferencias en relación con el sexo se ha observado que las mujeres “experimentan mayor riesgo” de presentar dislipemia, acidosis láctica o alteraciones hepáticas. También se ha visto que el género influye en los perfiles de toxicidad de los fármacos.
¿Qué implica tener en cuenta las diferencias biológicas entre hombres y mujeres en la terapia del VIH? Concha Amador, de Gesida, responde con un ejemplo relacionado con la administración de la nevirapina, un medicamento antirretroviral que se administra en el caso de fracaso de otros tratamientos. En función de la situación inmunológica del paciente —un aspecto que se mide contando el número de linfocitos CD4 en la sangre— este medicamento puede resultar tóxico. Sin embargo, los valores que los especialistas usan de referencia para aconsejar o no el empleo de este antirretroviral son diferentes en el caso del hombre y la mujer. “Estas cuestiones hay que tenerlas presentes”, apunta la responsable de la unidad de enfermedades infecciosas del hospital Marina Baixa de La Vila Joiosa (Alicante).
La guía aborda cómo afrontar la infección o el desarrollo del sida en la adolescencia, el climaterio o el embarazo. O aspectos ligados a rasgos propios de la salud emocional y sexual de la mujer.
Concha Amador apunta que en sus consultas suele presenciar más casos de ansiedad o depresión entre las pacientes femeninas, “especialmente por el miedo de que se conozca su estado, aunque este es un comportamiento generalizado entre hombres y mujeres”.
Otra cuestión clave tiene que ver con las mujeres embarazadas con VIH. No tanto —en los países con sistemas sanitarios desarrollados como España— con las terapias destinadas a evitar la transmisión del virus de la madre al hijo. Bloquear el contagio, siempre que la salud de la madre esté controlada por el personal sanitario, no suele suponer mayor dificultad, según los especialistas consultados. La mayor preocupación consiste en poder administrar pautas farmacológicas lo menos agresivas para evitar al máximo eventuales efectos secundarios en el feto, como destaca Concha Amador.
Dos décadas después de que la Agencia del Medicamento de Estados Unidos (FDA) obligara a la inclusión de mujeres en ensayos de fármacos para el VIH, el documento de consenso insiste en que las mujeres siguen estando infrarrepresentadas en estos estudios. Ha habido algunos avances. Por ejemplo, el diseño de algunos estudios solo con población femenina. Aunque aún son muy escasos, como apunta el especialista en tratamiento del sida Enrique Ortega, jefe de la unidad de enfermedades infecciosas del hospital General de Valencia.
De momento, la presencia de la población femenina en los ensayos sigue siendo modesta. Oscila entre el 10% y el 37%, a pesar de que según los datos del programa de las Naciones Unidas para el sida, en todo el mundo el 49% de las infecciones corresponde a mujeres. “Estos datos ponen de manifiesto la necesidad de monitorizar los antirretrovirales para manejar los efectos adversos” y para estar atentos por si “existe algún régimen terapéutico más adecuado para mujeres”, como refleja el documento.

Mujeres, VIH y sida
El 49% de los infectados por el virus de inmunodeficiencia humana (VIH) en el mundo son mujeres. Son 16,7 millones, según datos de la agencia de Naciones Unidas para el Sida (Onusida) en su informe de 2012.
Más de tres cuartas partes de ellas viven en África. En especial, en el sur del Sáhara donde el 58% de las personas que han contraído el VIH son mujeres. Los territorios subsaharianos son la zona más afectada por el virus, por delante del Caribe.
Con todo, el número de muertes (fruto del desarrollo de enfermedades oportunistas derivadas de la caída de defensas que provoca el agente infeccioso) relacionados con el sida en el África subsahariana se ha reducido en un tercio entre 2005 y 2011.
En 2011 se diagnosticaron 28.038 contagios por VIH en los 29 países europeos que monitoriza el Centro Europeo para el Control y Prevención de Enfermedades (ECDC, por sus siglas en inglés). El 25% correspondieron a mujeres.
En España, en 2011 se notificaron 2.763 nuevos casos de VIH, según los datos remitidos a la Secretaría del Plan del Sida por las comunidades autónomas —excepto Andalucía y la Comunidad Valenciana—. La tasa de mujeres infectadas es aún inferior a la media europea con un 16,6%. Entre ellas, la principal categoría de transmisión son las relaciones heterosexuales, mientras que en los hombres este apartado representa apenas un 20%. En los pacientes masculinos el contagio se debió a relaciones homosexuales en el 64% de los casos.
La población inmigrante representa en España el 37% de los nuevos diagnósticos de contagios por VIH. Más del 50% son mujeres.
Desde el inicio de la epidemia, en España se han registrado 82.009 casos de sida (enfermedades por inmunodeficiencia debida al virus). En 2011 se notificaron 844, de los que el 21% fueron mujeres, una tasa que se ha mantenido estable en los últimos años, según los datos del Ministerio de Sanidad.



domingo, 8 de septiembre de 2013

Aumenta la esperanza de vida de las mujeres de 50

Por: Andrea Cabrera


- Las medidas para reducir enfermedades del corazón ayudan a vivir más años
- Las diferencias en la expectativa de vida entre países ricos y pobres aumentan
- Las mujeres de Japón y Alemania son las más longevas, según datos de la OMS.


La salud de las mujeres cada vez es mejor, al menos en los países desarrollados. En los más desfavorecidos, sin embargo, las noticias no son tan alentadoras. De hecho, la brecha en la esperanza de vida de la población femenina de ambos mundos está aumentando. Así lo confirma un estudio publicado por la Organización Mundial de la Salud (OMS), en un número especial dedicado a la salud de la mujer más allá de la reproducción.

Se trata de uno de los primeros trabajos que analiza las causas de muerte de las mujeres a partir de los 50 años en una amplia gama de naciones, ricas y pobres. Como señalan los expertos, entre los principales desencadenantes de mortalidad en esta parte de la población destacan:las enfermedades del corazón, el derrame cerebral y el cáncer.

Según las conclusiones, en los países desarrollados mueren menos mujeres por este tipo de patologías que hace 30 años, lo que contribuye a alargar su esperanza de vida. Las cifras más significativas han tenido lugar en Alemania y Japón, que ganaron 3,5 años, de manera que hoy pueden vivir, de media, hasta los 84 y los 88 años, respectivamente.

En Francia, Reino Unido y Chile, su esperanza de vida incrementó en dos años y medio; en México, en 2,4 y en la Federación rusa, en 1,2.

Un progreso que, tal y como destacan los investigadores implicados en el estudio de la OMS, habría que agradecer a las medidas adoptadas para reducir este tipo de patologías. "La prevención, la detección y el tratamiento de las enfermedades no transmisibles como la hipertensión arterial, la obesidad, el colesterol y el cáncer son actualmente insuficientes en muchos países", señala el artículo de la OMS.

Por eso, expone John Beard , director del Departamento de Envejecimiento y Ciclo de Vida de la OMS y uno de los autores del estudio, en los países de medianos y bajos ingresos habría que "habilitar a los servicios de salud ya existentes para que puedan detectar y tratar a tiempo" estas situaciones. Por ejemplo, en el servicio de salud materna debería implantarse un sistema de detección y manejo de la diabetes gestacional, con el objetivo de evitar el sobrepeso y la diabetes en el futuro.

En los países en desarrollo también se ha aumentado la esperanza de vida para este mismo grupo de edad, pero se ha corroborado que las muertes por las causas mencionadas anteriormente se están produciendo allí a edades más tempranas.

Para revertir esta epidemia de enfermedades crónicas y atajar la brecha que aumenta entre los países desarrollados y de bajos ingresos, propone Beard, estos últimos deberían reaccionar. Es decir, hacer un esfuerzo para cambiar la "exposición de las mujeres en las primeras etapas de su vida a factores de riesgo como las relaciones sexuales, el tabaco y el consumo de alcohol".

En el transcurso de los 30 años analizados (entre 1970 y 2010), las muertes por enfermedad cardiovascular y diabetes se redujeron en un 66% en 11 países desarrollados (Chile, Francia, Alemania, Grecia, Japón, Nueva Zelanda, México , Polonia, la Federación Rusa, el Reino Unido y los Estados Unidos de América), según el estudio.

En cuanto a la incidencia de cáncer de mama, aunque en general aumentó durante este periodo, se registraron menos muertes por este tipo de cáncer y también se redujo la mortalidad por cáncer de cuello uterino. Como remarcan los expertos de la OMS, gracias al diagnóstico precoz y a un tratamiento oportuno.
Un plan de acción mundial

Los 194 Estados Miembros de la OMS han acordado un plan de acción mundial para la prevención y el control de enfermedades no transmisibles en la Asamblea Mundial de la Salud, celebrada el pasado mes de mayo en Ginebra.

Dicho plan propone una serie de medidas para que todos los países puedan hacer frente a este tipo de problemas de salud durante los próximos siete años. "Sabemos que las medidas propuestas en el Plan de Acción Mundial de la OMS (2013-2020) son eficaces para reducir la carga de mortalidad y las enfermedades no transmisibles". De hecho, este estudio pone de relieve la importancia que tiene el plan de acción de la OMS", subraya Oleg Chestnov, subdirector general de Enfermedades no Transmisibles y Salud Mental.

Uno de los objetivos del Plan de Acción consiste en conseguir "una reducción relativa del 25% en la mortalidad general de los hombres y mujeres de edades comprendidas entre 30 y 70 años a causa de enfermedades cardiovasculares, cáncer, diabetes y enfermedades respiratorias crónicas", que deben ser una prioridad para toda la salud pública", agrega Chestnov.

En la actualidad, hay cerca de 280 millones de mujeres de más de 50 años que viven países desarrollados y casi 550 millones en países en desarrollo. Se estima que en 2050, casi una quinta parte de la población mundial (19%) serán mujeres mayores de 50 años; unos 379 millones de estas mujeres vivirán en naciones acomodadas y 1,5 mil millones en regiones desfavorecidas.
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martes, 3 de septiembre de 2013

COMO VENDER UN TABÚ

Por Ana BCamponovo

¿Cómo vender un tabú?

La menstruación... nos es ajena

Cuando creemos que lo tenemos todo sabido acerca de la menstruación aparece una nueva investigación que nos hace dar cuenta de que, en pleno siglo XXI, la inmensa mayoría de las jóvenes y las mujeres, se sienten a disgusto con esa manifestación de su sexualidad. Desde Argentina nos han enviado este artículo del diario Página 12, que creemos de interés. Las imágenes las hemos incorporado nosotras.

compresas

UNA MIRADA SOBRE LAS PUBLICIDADES EN TORNO DE LA LLAMADA “HIGIENE FEMENINA” A TRAVÉS DE LOS TIEMPOS

Página 12, 1 de septiembre
Cómo vender un tabú
Una investigación sobre las retóricas publicitarias de tampones y toallas femeninas muestra la construcción social de cada época en torno del sangrado menstrual, un tabú que persiste. Y los discursos feministas, apropiados por los publicistas.
Por Mariana Carbajal
¿Cuál es la construcción cultural del sangrado menstrual? ¿Por qué sigue siendo un tema tabú? ¿Cómo han contribuido los medios de comunicación y en particular la publicidad para que así sea? Estas son algunas de las preguntas que buscó responder Eugenia Tarzibachi, psicóloga y becaria de investigación del Conicet, a partir del análisis de los discursos sobre el cuerpo de las mujeres, la menstruación y las tecnologías corporales de higiene menstrual plasmados en publicidades gráficas de tampones y toallas femeninas, desde la aparición de las primeras marcas a comienzos del siglo XX hasta la actualidad en Estados Unidos y en la Argentina. Para su investigación –de su tesis doctoral–, se internó en las hemerotecas de la Biblioteca Nacional y del Congreso de Washington DC, para revisar una por una las revistas femeninas de todas las épocas y también las publicaciones médicas de ambos países en busca de anuncios y encontró varias perlitas, como la primera copa menstrual, patentada en la década del ’30 –un método revalorizado en los últimos años por una corriente ecofeminista por ser reutilizable–, y un aviso de 1944 donde se promocionan los Tampax apelando al argumento de que su uso reducía el ausentismo de las obreras en las fábricas. Uno de los ejes de su trabajo profundiza en cómo la retórica publicitaria de esos productos usufructuó el discurso del feminismo, restando su potencia reivindicatoria y haciendo de él un look, una moda. Y en ese sentido destaca un dato singular: los dos movimientos más importantes del feminismo en Estados Unidos coincidieron con el lanzamiento de las mayores innovaciones en tecnologías de higiene menstrual.
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Betty Boop ya usaba copa menstrual.
“Los fluidos corporales y las excreciones del cuerpo son objeto de vigilancia cultural, constituyen bordes, materias liminales entre el cuerpo individual y el social, y son regulados mediante dos afectos privilegiados: la vergüenza y la repulsión”, dice Tarzibachi, en diálogo con Página 12.
La charla transcurre en el Café del Lector, al lado de la Biblioteca Nacional. Hizo un alto en su pesquisa en la hemeroteca. Dice que está enamorada del tema de su tesis. Por estos días, además de perderse en pilas de revistas, está entrevistando a mujeres que eran jóvenes en los años ’70 y ginecólogas de reconocida trayectoria que eran médicas en esa época.
“La construcción sociocultural del sangrado menstrual merece atención, y la publicidad de los productos de la llamada “higiene femenina” permite recomponer sentidos no sólo acerca del cuerpo de las mujeres, sino de ese sangrado cíclico que tiene lugar únicamente en el cuerpo femenino. Aunque alude indirectamente a la fertilidad –una condición socialmente valorada del cuerpo de las mujeres por su potencial reproductivo–, la menstruación es aún planteada como una condición vergonzante, sucia y, desde la perspectiva de un sector del discurso médico, ‘inútil’”, dice Tarzibachi, investigadora del Instituto Interdisciplinario de Estudios de Género, de la Facultad de Filosofía y Letras de la UBA.
image003A partir de sus hallazgos armó una genealogía de las primeras publicidades de toallas y tampones en Estados Unidos y en la Argentina. “La comparación es importante porque hay una retórica publicitaria que viaja transnacionalmente y arma un cuerpo ‘femenino’, señaló.
En su trabajo, Tarzibachi otorga un especial análisis a la introducción del tampón en Argentina durante la década del ’70. “El análisis de su presentación a través de la publicidad constituye un prisma para mostrar las tensiones que atravesaron la emergencia de un nuevo ideal corporal femenino bajo la idea de la ‘liberación femenina’.
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Se entiende al tampón como una tecnología de enmascaramiento del cuerpo menstrual, que posiciona al cuerpo ‘femenino’ vinculado de manera compleja con el sexo –y en relación sinérgica con otras prácticas y tecnologías que se democratizaron en esa época–, en una relación de lucha contra sí mismo y en línea con un ideal corporal transnacional”, destacó la investigadora.
“Los productos que recibimos en la Argentina fueron patentados en Estados Unidos. Aunque ha habido marcas nacionales, se impusieron los de origen transnacional y, en mi trabajo, una de las cosas que analizo es qué cuerpo armaron en diálogo con lo local”, explicó.
–¿Cuándo aparecen las primeras publicidades sobre estos productos en Estados Unidos?
–En Estados Unidos, las publicidades de toallas femeninas descartables emergieron alrededor de 1920 vinculando el producto a la medicina y las heridas de la guerra por las particularidades de la invención del cellucotton, un sustituto del algodón utilizado por el ejército de Estados Unidos como algodón quirúrgico durante la Primera Guerra Mundial, luego por la aristocracia y el drama higiénico. Los tampones lo hicieron a partir de 1930, en relación con la posibilidad de hacer deportes y actividades recreativas puntuales. La aceptación masiva del tampón en Estados Unidos fue a partir de la emergencia de Tampax en 1936, el primer tampón con aplicador, patentado por el doctor Haas en 1931.
–¿Cómo fueron cambiando los discursos publicitarios con el paso del tiempo?
–Luego de la Segunda Guerra Mundial, la incorporación de las mujeres al mercado laboral tomó al tampón como la solución para reducir el ausentismo laboral. El tampón tornó el cuerpo de las mujeres productivo, incluso durante la menstruación. No olvidemos de que el tampón perfeccionó la ocultación del sangrado desde lo que es posible de ser visto, sentido y olido. El tampón enmascaró de mejor manera el cuerpo menstrual.
–¿Qué pasó en la Argentina?
–Desde una revisión minuciosa de publicidades en revistas femeninas argentinas desde 1930 hasta 1980, encontré toallas de marcas nacionales y las famosas toallas Modess, de Johnson & Johnson, desde 1930, con un fuerte auge en las décadas de 1940 y 1950. “Las Modess” dejaron huella en la memoria de las mujeres argentinas de clase media por la innovación que significaron en tanto producto descartable que reducía el olor profundo que la sangre producía sobre otros materiales. De allí que muchas mujeres relatan como dicho popular estigmatizante de época que los hombres decían que “las mujeres olían a pescado”.
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Durante la década del ’30, sólo encontré una publicidad aislada de un tampón en 1939 –Absorbol, con su clara referencia a la palabra inglesa absorb all– presentado como un absorbente interno. A diferencia de Estados Unidos, pasaron cuarenta años para que el tampón comenzara a popularizarse en la Argentina. La década del ’70 muestra antecedentes de marcas nacionales, pero el hito lo marcó la introducción de la marca o.b., de Johnson & Johnson, un tampón sin aplicador “digital”, que se impuso en el mercado argentino vinculado con el uso estacional y recreativo: actividades sociales relacionadas con la inmersión del cuerpo en el agua, el deporte, o el uso de ciertas prendas que sugieren de manera casi explícita la zona del sexo.
 
-¿Cómo cambiaron los mensajes publicitarios en el país?
-Manteniendo el tabú y el significante “protección”. De 1930 a 1970, el secreto sobre la menstruación y en relación con el producto pervivió. La historia publicitaria de estos productos viró su retórica en otro sentido alrededor de la década del ’70. Del argumento de la higiene y su importancia para la respetabilidad social, pasaron a centrarse en el valor del producto para la liberación de la mujer. Ambos argumentos retoman fuertes discursos de época, el higienismo y la revolución sexual, así como los prototipos de la “mujer moderna” y la “joven liberada”, respectivamente. Mientras que en esa primera época se mostraron mujeres compungidas y retraídas, en el segundo momento se privilegió una estética del movimiento expansivo, la alegría y el cuerpo descubierto de ropas.
–¿Cómo se la nombra por aquellos días?
–El tabú referido a la menstruación puede recomponerse en estrategias privilegiadas: la ausencia de referencias sobre la menstruación, los eufemismos textuales referidos al sangrado –“esos días”– y del producto –“diga simplemente Modess”– y la negación visual de la sangre. Esa misma tensión en el lenguaje se registra en los modos en que las mujeres que eran jóvenes y adolescentes en los ’70 indican como modos en los que se solía llamar a la menstruación: “Eso”, “esos días”, “vino Andrés”, “estoy indispuesta”, “me vino”.
Se reitera un hallazgo de Emily Martín: la menstruación es planteada por las mujeres como ajenidad, una distancia se registra entre la sensación del cuerpo y la identidad.

lunes, 2 de septiembre de 2013

Fisiología ciclo femenino ,alquimia interna taoista


FISIOLOGÍA DEL CICLO FEMENINO

La medicina tradicional china considera el ciclo femenino de 28 días, semejante al ciclo lunar, la mujer es de naturaleza INN como la luna, también se calcula el ciclo de la gestación  según los ciclos lunares. El ciclo femenino se calcula a partir del primer día de las reglas, y dura 4 semanas, ¿Qué pasa durante esas 4 semanas.
Durante la primera semana el  QI, la energía moviliza la sangre en el útero, y la saca hacia el exterior, es el momento de las reglas, durante la segunda semana hay poca sangre en el útero, el Qi no habiendo sangre que movilizar, sube a lo alto del cuerpo. Durante la 3 semana la sangre comienza de nuevo a fluir hacia el útero el Qi comienza a descender hacia el bajo vientre, atraído por  la sangre, el qi llega al útero para movilizar la sangre. La 4 semana, la sangre llega a su plenitud, y puesta en movimiento por el QI llega la regla de nuevo. Una semana el 7 rige todos los procesos femeninos, en todos los periodos de su vida, es necesario conocer la fisiología para poder comenzar la práctica de la alquimia interna Taoísta y comenzar el proceso  de despertar  la mujer misteriosa, es necesario saber que el TAO es el origen de todo, la puerta de todas las esencias, la fuente de todas las cosas.
 Viene una explicación del INN y el YANG, los 5 reinos, las energías, meridianos principales, que salto por ser conocidos mas en profundidad que lo que aquí se dice.

Nos vamos a detener en la órbita microscópica, TM; RM.

Estos dos meridianos curiosos, son diferentes por tener puntos propios, y donde el qi circula permanentemente, y distribuyen la energía a los canales principales. EL TOU MO se encarga de distribuir el qi en la parte posterior del cuerpo y es de naturaleza Yang, comienza en el extremo del coxis, y termina en el labio superior. El RM debuta en el periné, sube por la parte anterior del cuerpo y acaba en el labio inferior, es de naturaleza inn. EL ciclo formado por estos meridianos, es un circuito utilizado en el Qiqong llamado pequeña circulación celeste u órbita micro cósmica, tienen la naturaleza de equilibrar el inn y el yang  en el cuerpo. En la práctica del Nei Tan, se utiliza este circuito para trasmutar la energía esencial, el Jing en soplo, en energía vital, y el Qi y el Shen en energía espiritual.
Este circuito no es cerrado, los dos extremos de estos meridianos , no están unidos entre ellos, el adepto ha de conectar estos meridianos, a nivel inferior en el periné, y a nivel superior en la boca, es importante estas conexiones sino las trasmutaciones de la energía no  pueden  tener lugar, y no se puede despertar la mujer misteriosa. Esta doble conexión se llama puntos de los pies; la unión de la parte inferior se realiza contrayendo el periné ligeramente, la parte superior, se realiza pegando la lengua en el paladar.
La expresión punto del pie tiene un origen poético, una tejedora, en la tierra era amante de un boyero (vaquero) en el cielo, pero no se podían juntar, no podía volatilizarse. En el cielo  existe una estrella llamada tejedora, y otra llamada Boyero, estas dos estrellas están separadas por la vía láctea, el séptimo día del séptimo mes del año chino la vía láctea realiza la unión de estas dos estrellas como por un puente virtual, que permitía  unir la tejedora con boyero en el cielo imaginando el imitar un fenómeno cósmico para hacer de puente entre la tejedora y boyero, se apilaban las unas sobre las otras para que pudiera subir hacia su amado boyero y tomar estos puntos de los pies, la conexión  entre estos dos amores estaba realizado.
La órbita micro cósmica se divide en 12 secciones, separadas por 12 puertas, a imagen de los 12 periodos de la jornada, de 2 horas cada una, y que se corresponde con el horario de energía de los 12 meridianos, y corresponden a la función de trasmutación energética operada por el adepto a lo largo del día, también tiene conexión con los 12 meses del año, así se armoniza con el ciclo cósmico, y unirse al universo.
Las 12 puertas que separan las 12 secciones de la órbita micro cósmicas son:

ZI el periné
CHOU en el coxis
YIN en el Ming Meng 4 TM
MAO a nivel de la 11 vertebra dorsal
CHEN a nivel 7ª cervical
WU a nivel de Pae Hui 20TM
WEI a nivel del tercer ojo INTRANG
SHEN a nivel de la garganta
YU en el pecho 17 RM
XU en el plexo (supongo que es el plexo solar) 12  RM
HAI en el Dan Tian.( 6RM )

El adepto hace un ritmo de respiración particular, haciendo progresar a las energías trasmutadas cada una a su sección, el recorrido comienza en ZI y sigue a CHOU, y termina en HAI, retornando al punto de partida.

Otro lugar donde se realizan los trabajos es los 3 DAN TIAN o tres fogones  SJ son los lugares del cuerpo donde se trasforman la energía, dan tian significa campo de cinabrio, el cinabrio es una sustancia alquímica en forma de bola de color rojo bermellón el sulfuro de mercurio, el extraído por los alquimistas es una materia sulfurosa, y  mercurial que no tiene nada que ver  con el sulfuro de mercurio ordinario, los alquimistas dicen que el mercurio de los sabios es similar al cinabrio, pero no parecido ni idéntico. El foguer superior es la residencia del espíritu, el medio del soplo, el inferior de la esencia, estos lugares trasmutan el cinabrio, la materia primera de la piedra filosofal.

El foguer inferior a 3 traveses del ombligo en el interior del vientre, está en relación con el Riñón, la vejiga y los intestinos. Aclara que se refiere al termino dan tian sin estar relacionado con el dan tian inferior, que sería otro, es en este foguer donde se practica el quigong  para formar la bola roja, cinabrio que sirve de base al quiqong. El foguer inferior es llamado océano del soplo, Quihai,o en otros textos estanque florido Huanchi considerado como la raíz del hombre, se dice que es el lugar original de los 5 soplos, es a este nivel que se acumula la esencia y la energía espiritual todavía no elevada, es por lo que se dice que es el palacio del niño, este dan tian esta ligado a los órganos sexuales y mas particularmente al útero en la mujer y  a los testículos en el hombre, preside el nacimiento, es a este nivel que tiene la unión el inn y el yang, los textos lo describen como un algo cerrado y cuadrado en su centro, circulo fuera cielo, cuadrado dentro tierra , como las antiguas monedas chinas, es rojo en el centro, verde a la izquierda, amarillo a la derecha, blanco en lo alto y negro en lo bajo.
Es a la imagen del universo, y mide 4 pouces, el Cielo es 1, la tierra el 2, el hombre el 3, el 4 las 4 estaciones, el 5 los 5 colores, a imagen de los 5 elementos.
El dan tian medio esta en el pecho a nivel del corazón, está en relación con el bazo, el hígado y el estomago, es denominado estanque del loto mediano ZHONG LIANSSHI. Es el lugar donde se nutre el embrión, el lugar del soplo que nutre la vida.
El dan tian superior o Niwan, se sitúa en la cabeza  en el tercer ojo, está en relación con el corazón y los pulmones, es la residencia del espíritu, se le llama estanque del loto superior o SHANG LIANSHI nutre la esencia espiritual, es aquí donde se eleva el trabajo del alquimista y se produce las diferentes etapas del atanor.

LAS  3 JOYAS

Son las 3 substancias que es preciso mezclar y remover para formar el cinabrio, son el Jing, el Qi, el Shen.
El Jing es la energía esencial, compuesto de 2 partes:
 el Jing innato trasmitido por nuestros padres, en la concepción, es la energía del cielo anterior.
El Jing adquirido, sintetizado por el cuerpo a partir de la energía de los alimentos, energía del cielo posterior. Si se agota entraña la muerte este Jing esta relacionado con la sexualidad, y relacionado con la actividad sexual, los maestros recomiendan no perder esta energía.
El Qi es la energía que circula por el cuerpo en los canales, permite el funcionamiento de los órganos, y asegura la defensa corporal.
El Shen es la energía espiritual, rige las actividades mentales, emocionales e intelectuales, es gobernado por el corazón, es por lo que se dice que al comenzar el quigong hay que armonizar el corazón, y calmar el espíritu.

LOS PUNTOS IMPORTANTES LAS PUERTAS DE LA ENERGÍA

Estos puntos son:
20 TM PAE HUI el punto donde recibimos la energía celeste.
1RM HUI YIN o punto de la vida y de la muerte.
4 TM MING MENG ahí se concentra la energía esencial.
14TM DAZ HUI gran vertebra ,situado en la 7 vértebra cervical.
6RM QUIHAI mar del soplo, corresponde al campo de cinabrio inferior, es a este nivel donde se forma la bola de energía vital.
17 RM SANZHONG la reserva energética del timo.
8MC LAOGONG, es por este punto por donde se puede emitir el QI.
1R YONG QUANG, es el punto donde se capta el inn terrestre.


LAS DIFERENTES RESPIRACIONES

En el curso de las prácticas del Nei Tan se practican diferentes respiraciones:
Respiración abdominal, es la respiración normal.
Respiración torácica evacua el aire viciado de los pulmones, y oxigena la sangre.
Respiración paradoxal es una respiración inversa a la torácica, en la inspiración se esconde el vientre, en la espiración


 se hincha, tiene como objeto limpiar las células del organismo, y hace salir las energías malvadas, sirve para calentar la bola de cinabrio en el dan tian en ciertos ejercicios de alquimia interna, a la manera del fuelle del herrero.




Sé que todo esto no está muy en relación con lo femenino pero en el libro si que esta explicado y va a ser necesario para más adelante cuando se describan procedimientos que  están relacionados con estos conceptos, y que si no no se van a entender si no se ha visto estos términos.